Da questa settimana la Lombardia è passata in zona bianca.
Quali sono i cambiamenti? Di quali informazioni e considerazioni devono tener conto le attività di ristorazione?

 

Nuove regole in zona bianca

L’attesissimo passaggio alla zona bianca per la Regione Lombardia avvenuto all’inizio di questa settimana, lunedì 14 Giugno, ha segnato una significativa riduzione delle restrizioni.
Oltre a ripristinare buona parte della libertà delle persone, questo passaggio amplia le opportunità di lavoro delle attività di ristorazione.
Il primo aspetto riguarda l’abolizione del coprifuoco: da questa settimana viene finalmente abolito. È possibile circolare liberamente all’interno dei confini regionali senza limiti di orari. I ristoranti, i bar e attività affini  possono restare aperti senza limiti di orari ed è possibile consumare cibi e bevande al loro interno.
Sono consentite anche la vendita con asporto di cibi e bevande e la consegna a domicilio, che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.
Le nuove regole prevedono, inoltre, che all’aperto non ci siano limiti di persone ai tavoli, mentre nei bar e nei ristoranti al chiuso potranno sedere allo stesso tavolo massimo sei persone salvo che siano tutti conviventi.
Naturalmente, tra i commensali deve esserci comunque il distanziamento di un metro. Permangono, ovviamente, il divieto di assembramento e l’obbligo di mascherina all’aperto e al chiuso.

Gli ingredienti necessari per la ripartenza

Si volta lentamente pagina, dunque, ma non possiamo dimenticare le nozioni che ci ha trasferito il libro appena sfogliato. Quest’anno, caratterizzato da chiusure, riaperture, restrizioni, ordini cancellati, perdite di fatturato, incomprensibili decisioni istituzionali, qualcosa ci ha insegnato.
Ci piace poco l’affermazione “lasciamocelo alle spalle”: dalla pandemia dobbiamo trarre tanto, sia sotto il profilo umano, sia per quanto concerne la professione.
Per il settore dell’accoglienza, della ristorazione e del turismo a noi appaiono evidenti alcune cose.
La prima: l’Italia ha un potenziale immenso, ma va espresso con più decisione. Le attività di ristorazione, i siti turistici, le imprese di artigianato, le istituzioni stesse, devono intrecciarsi con strategie mirate per valorizzare i nostri territori e le nostre micro-culture. Non si tratta di forzare la mano, ma di nobilitare ciò che ci circonda e ci differenzia dagli altri Paesi.

L’altra riflessione riguarda l’integrità e la veridicità della nostra cultura.
Per noi devono cambiare le logiche di accoglienza: non possiamo adattarci ai gusti internazionali, dobbiamo svelare le nostre evidenze culturali… perché sono bellissime e unica al mondo!
Accantoniamo i menu turistici, curiamo la nostra immagine senza accodarci agli stereotipi, disegnando i locali e arredandoli con lo stile italiano. E ancora: abbiamo tutte le carte in regola per orientarci ad un turismo sostenibile. Siamo colmi di risorse, ma dobbiamo riadattare il nostro stile di vita e condividerlo con chi ci sceglie come meta di viaggio.
Non dimentichiamoci, poi, che la cucina delle tradizioni è una cucina buona, con accorgimenti e alleggerimenti sensati può vivere a lungo. I cibi di tendenza, quelli che arrivano da altre culture, come il sushi, il poke, potranno regalarci delle esperienze esotiche e potranno accompagnarci per un periodo storico, ma non sostituiranno i piaceri delle nostre tavole.

Non dimentichiamo i numeri…

Non possiamo, tuttavia, trascurare i dati preoccupanti che ci arrivano dal rapporto della ristorazione 2020. Stando ai dati raccolti dall’Istituto Fipe, nel nostro Paese “alloggio e ristorazione” hanno perso già 514mila posti di lavoro (unità di lavoro); i più penalizzati risultano i giovani e le donne. Tra il 2013 al 2019 ne avevano creati 245mila. L’emergenza per il nostro settore è solo all’inizio. Ora registriamo anche una significativa carenza di personale in sala e in cucina. Il nostro impegno, come partner della ristorazione, sarà, dove possibile, di favorire l’incontro tra domanda e offerta.
Siamo vicini alle vostre attività e attenti alle vostre esigenze, anche quelle che esulano dal rapporto di fornitura.