Rifugio Calvi, la passione vivace anche ad alta quota
marketing@bergel.it2024-12-17T07:44:18+00:00L’esperienza di Andrea ed Elisa a Carona
Guardate questo scatto, ritrae il Rifugio Fratelli Calvi, situato a 2000 metri d’altezza, in Val Brembana. Dopo aver osservato il rifugio immaginatevi cosa c’è all’interno: circa ottanta posti a sedere, una cucina professionale, un fiume di gente che si accomoda per godere appieno del contesto montano, trovare rifugio, appagarsi con un piatto caldo, mentre fuori padroneggia il bianco.
Immaginate anche che tutto quello che viene servito, dai primi piatti al dolce, percorre molta strada per arrivare lassù. Prefiguratevi gli imprevisti, gli ordini in emergenza, la complessità nel gestire tutto l’approvvigionamento. Sì, converrete con noi che non è un’impresa di ristorazione come le altre…
Una storia peculiare
Perché vi raccontiamo questo? Perché un’attività come il Rifugio Calvi – non è l’unica con cui collaboriamo che ha queste caratteristiche – svolge un lavoro immane, in termini di logistica, organizzazione, fatica.
Riteniamo utile raccontare questa storia, a maggior ragione in una stagione in cui ghiaccio e neve rendono complesso e a volte impossibile il normale svolgimento dell’attività, perché non si devono mai sottovalutare gli sforzi dei ristoratori.
Abbiamo parlato con Andrea, che assieme alla moglie Elisa gestisce questo luogo da qualche anno.
Lo conosciamo da tempo e abbiamo recentemente ristabilito il rapporto di fornitura, trovando la quadra in termini di tempistiche e gestione delle emergenze.
Andrea ed Elisa sono molto appassionati, di montagna e di accoglienza, non potrebbe essere altrimenti, a queste condizioni e con un impegno quotidiano elevatissimo.
“Cerchiamo di stare aperti il più possibile, finché tempo e condizioni lo consentono. Il nostro sistema è semplice quanto faticoso: le forniture ci arrivano a valle, le facciamo depositare in un magazzino. Poi andiamo a recuperarle, a seconda della stagione con un mezzo diverso; con il quad, la jeep, a volte utilizziamo il gatto delle nevi per aprirci la strada”.
Con loro manteniamo lo standard di due consegne a settimana e cerchiamo sempre di porre rimedio a qualsiasi imprevisto, consapevoli anche di quanto sia difficile compilare un ordine sulla base di una previsione che potrebbe dare esiti diversi quando gli escursionisti arrivano senza prenotare.
“A volte arrivano gruppi numerosi che scelgono più o meno gli stessi piatti, pertanto potremmo trovarci scoperti per il giorno seguente o per il fine settimana. Avere un fornitore che ci affianca e gestisce le imprevedibilità è fondamentale per evitare i disservizi ai nostri clienti. Con Bergel+ stiamo lavorando in perfetta sintonia”.
Cosa si mangia
Il menu del Rifugio Fratelli Calvi, inevitabilmente, è di quelli che fanno venire l’acquolina in bocca. C’è cura nella scelta delle materie prime e anche nelle presentazioni.
Non mancano i piatti ormai simbolo del locale, come gli Sciatt Valtellinesi, le selezioni di salumi e formaggi (Taleggio in testa!), i secondi di carne come lo stinco di maiale e la coppa. In questo periodo in particolare sono protagonisti i funghi, che entrano in varie forme (a cubetti, a lamelle…) in tante ricettazioni. Tutti i prodotti che abbiamo citato provengono dal nostro assortimento e ne siamo fieri!
Una passione viva
Il Rifugio Fratelli Calvi, dicevamo, si trova a Carona in Val Brembana. Tutt’intorno vi sono i panorami suggestivi sul pizzo Diavolo, Diavolino, il Madonnino e il Cabianca. Non ci sono altre insegne, botteghe, strade turistiche nei paraggi.
Non capita tutti i giorni di confrontarsi con chi ha compiuto una scelta di vita così radicale, pertanto abbiamo voluto approfondire chiedendo ad Andrea cosa l’abbia spinto a scegliere non solo di dedicarsi a un lavoro duro, come quello del ristoratore, ma anche di farlo in un contesto così arduo. La risposta è arrivata istantanea:
“Non mi pesa neanche un giorno. Sono nato in montagna, cresciuto in montagna e vivo questo luogo come se fosse casa mia, con tanti ospiti tutti i giorni. Vogliamo migliorarci, integrare piano piano le nostre idee a questo luogo. Qui però non solo c’è bisogno di passione: è necessario affinare quotidianamente la capacità di risolvere i problemi in autonomia. Detto questo… la montagna è come se fosse una dimora per noi: le diamo… e lei restituisce!”